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13 università italiane a Pechino per attirare studenti

Pechino, 20 ott.(Apcom)- Tredici università e un conservatorio italiano partecipano alla Fiera sull’educazione secondaria europea in Cina, che ha aperto le porte oggi a Pechino. Gli istituti universitari italiani devono, infatti, colmare un ritardo accumulato nell’attrazione di studenti cinesi nel nostro Paese.

Secondo i dati dell’Istituto di Cultura italiano a Pechino, attualmente 1800 studenti cinesi seguono un corso di formazione in Italia. Sono molti di più degli appena 50 studenti di 4 anni fa ma rappresentano ancora il 2% del totale dei cinesi che vanno a studiare all’estero. "Con la Cina ci sono barriere culturali molto forti, che emergono anche nell’impostazione politica del Paese - spiega Marialuisa Lavitrano dell’Università di Milano Bicocca - l’università può rendere un grande servizio al nostro Paese perché offre un modello culturale e una solidarietà culturale che precede necessariamente il rapporto economico-commerciale".

Il reclutamento degli studenti cinesi non è, però, facile: i problemi più frequenti che incontrano le università sono quelli della qualità, della preparazione e della genuinità dei giovani che decidono di recarsi nel nostro paese a studiare, poiché il livello di formazione del sistema educativo cinese è ancora basso e il pretesto degli studi per partire dal paese ancora diffuso. "Oggi in Cina soltanto il 50% degli studenti che hanno superato l’esame di ammissione (gaokao) arriva alla laurea, di quelli che si laureano il 20% decide di proseguire con una laurea specialistica, e appena il 5% accede ad un dottorato", dice ancora la Lavitrano. Queste ragioni influiscono sulle scelte strategiche degli atenei italiani, chiamati ad implementare politiche di internazionalizzazione avviate dal ministero dell’Università e dalla cooperazione tra governi.

Molti privilegiano l’accordo con università cinesi, in modo da poter creare un sistema ed instaurare un rapporto di fiducia che sia garanzia di qualità. "Nei progetti di scambio con le università si hanno maggiori garanzie che gli studenti siano qualificati e meritevoli - dice Giovanna Maria Ledda dell’Università di Cagliari - e ci può essere un vero scambio fra nostri studenti che vengono a formarsi in Cina e cinesi che vengono a studiare in Italia". Questi ultimi coprono quasi tutte le aree di insegnamento, nonostante la strategia politica cinese spinga gli studenti a privilegiare materie scientifiche e tecniche.

"Bisogna fare un lavoro di promozione per toccare la sensibilità cinese su dei punti in cui l’immagine dell’Italia non è molto forte, ad esempio la scienza e tecnologia" secondo il coordinatore della manifestazione, Prof. Adriano Giovannelli. La sua università, in cui oggi sono presenti 200 studenti cinesi, ha avviato progetti con gli atenei dell’Impero di Mezzo da quando è stato creato il programma Marco Polo, nel 2004. Gli studenti che aderiscono al programma o quelli che si iscrivono nelle Università per stranieri di Perugia e Siena possono direttamente presentare domanda di iscrizione presso gli atenei. Per gli altri la procedura è più complessa: secondo le disposizioni di un bando pubblicato dal ministero degli Esteri ogni anno, gli studenti cinesi possono presentare domanda di preiscrizione presso l’Ambasciata, la quale provvede a contattare l’Università. La tappa successiva prevede una prima selezione operata dall’ufficio consolare sulla base dei requisiti e del possesso di un attestato di conoscenza della lingua italiana. Superato anche questo stadio i candidati possono recarsi in Italia per sostenere un esame di lingua italiana prima di iniziare effettivamente il cammino universitario.